Djokovic da mille e una notte

Djokovic da mille e una notte

C’erano persino tifosi con cartelli a inneggiare alla vittoria n.1000 di Novak Djokovic nella notte magica di un Campo Centrale stracolmo. La sensazione è però che il n.1 del mondo avesse ben altri numeri in testa. Quelli che dovrà fare contro Stefanos Tsitsipas per conquistare il suo sesto titolo a Roma per esempio. E tutti gli altri che gli servirà esibire per conquistare anche il Roland Garros, magari rimettendo al suo posto il 18 enne Alacaraz che lo battuto a Madrid e che lui stesso ha definito “il più forte di tutti” in questo momento.

Non ci credeva davvero Nole, mentre lo diceva nella prima conferenza stampa della settimana agli Internazionali BNL d’Italia. Era un modo per giustificare quella partita alla Caja Magica sfuggitagli di mano nel tie-break del terzo set e così rivalutare anche la sua prestazione, di sicuro buona ma non ottima.

E’ TUTT’ALTRO DJOKOVIC QUELLO CHE STA CRESCENDO PARTITA DOPO PARTITA AL FORO ITALICO: si è visto proprio nei primi game della semifinale contro un davvero ottimo Casper Ruud. Il serbo è affamato come un lupo, avevamo scritto ieri dopo il confronto ad altissimo livello con il canadese Felix Auger-Aliassime n.8 del mondo. L’inattività dei primi mesi dell’anno ha generato un desiderio incontenibile di liberare il proprio istinto sul campo. L’istinto del più grande predatore degli ultimi 15 anni, sette dei quali (saranno 370 settimane lunedì prossimo) passati in testa alla classifica mondiale.

Il fatto che al rientro abbia faticato (vedi la sconfitta contro lo spagnolo Davidovich Fokina a Montecarlo e i match-point salvati nei primi turni a Belgrado prima di perdere in finale con Rublev) e recuperato la condizione solo progressivamente è un altro fattore per cui oggi, che si sente finalmente bene, brucia dalla voglia di dimostrarlo a tutti. Per primo a se stesso. Novak Djokovic (Foto Giampiero Sposito) L’incrocio dei quarti contro Auger -Aliassime e quello della semifinale contro Ruud sono stati due bei regali: gli hanno dato la possibilità di confrontarsi con due dei giocatori fisicamente più solidi e consistenti del circuito. Gente che ha più di 10 anni meno di lui, tira molto forte e sbaglia molto poco.

Il miglior allenamento possibile per uno che, anche se non lo dice, si sente defraudato di titoli e punti a causa della sua scelta di non vaccinarsi contro il Covid-19 (e delle relative restrizioni cui ha dovuto sottostare) e vuole rifarsi, con gli interessi.

Ha dovuto lottare più col canadese che con il norvegese, che pure ha resistito all’impeto del lupo serbo dopo lo choc dell’aggressione subita sin dal primo “quindici” (6-4 6-3). Ma ora è pronto alle sfide più dure. A cominciare dal confronto in finale a Roma con Stefanos Tsitsipas, crocevia di momenti significativi già nella scorsa stagione.

Djokovic ha perso con il campione greco solo due volte su 8 scontri diretti: in entrambi i casi sui campi duri. Gli ultimi tre incroci sono avvenuti però tutti sulla terra battuta e sono state tre battaglie tremende. Novak Djokovic con Casper Ruud A PARIGI NEL 2020 SI TRATTAVA DELLA PRIMA SEMIFINALE PER TSITSIPAS: Djokovic la spuntò 6-3 6-2 5-7 4-6 6-1. Lo scorso anno, un quarto di finale da brividi, questa volta proprio qui a Roma, la partita più bella del torneo: 4-6 7-5 7-5. Uno scontro durissimo che Nole pagò in termini di energie spese in una doppia sessione di gioco resasi necessaria per la pioggia del giorno precedente. Quello stesso giorno rischiò il ko in semifinale con Lorenzo Sonego per poi presentarsi distrutto, all’indomani, in finale contro Nadal.

Ma la madre di tutte le sfide fu quella della finale al Roland Garros 2021: Tsitsipas, giocando in modo sontuoso, arrivò a condurre due set a zero. Al ritorno dopo una pausa negli spogliatoi Nole ribaltò il match come un guanto (6-7 2-6 6-3 6-2 6-4) conquistando il titolo e alimentando il sogno Grande Slam, infranto poi solo a New York da Daniil Medvedev. Novak Djokovic (Foto Giampiero Sposito) Il confronto della finale degli IBI22 sarà per lui la controprova di potersi prendere un’altra volta la Coppa dei Moschettieri, con buona pace dell’acciaccato Nadal e anche del nuovo astro Alcaraz che, in cuor suo, Djokovic pensa di poter ancora battere. Specie se prima avrà domato Tsitsipas alle pendici di Monte Mario.

“Se posso scegliere due posti al modo dove festeggiare un successo sono: da me in Serbia e qui a Roma” ha detto quando gli hanno portato la grande torta con il numero 1000 che sancisce il suo ingresso nel ristrettissimo club di coloro che hanno raggiunto le quattro cifre nel numero delle vittorie (Jimmy Connors 1274, Roger Federer 1251, Ivan Lendl 1068, Rafale Nadal 1051 e lui). Ma non si è fermato lì. Perché lui è Nole, il lupo di Serbia, e ha tanta fame. “Voglio ringraziare tutti per l’appoggio in tutti questi anni – ha affermato rivolto al pubblico del Centrale – questa torta è anche vostra. Per voi e per la mia famiglia. E andiamo avanti per altre 1000, dai”.

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Fonte: https://www.internazionalibnlditalia.com/news/in-evidenza/djokovic-da-mille-e-una-notte/

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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